Gravidanza e lavoro

Per la donna che lavora, una nuova gravidanza diventa inevitabilmente fonte di dubbi e preoccupazioni e questo per vari aspetti, riguardanti sia il durante, sia il dopo.
Un lavoro a tempo indeterminato tutela la donna in gravidanza, la quale ha diritto a 5 mesi di maternità obbligatoria pagata e successivamente un congedo parentale facoltativo (usufruibile fino al terzo anno di vita del bambino) di 6 mesi, per uno stipendio pari al 30% (dipende poi dalle varie forme contrattuale e dai lavori a rischio). Ben diversa è la situazione di donne che hanno contratti a tempo determinato o forme di precariato, purtroppo molto diffuse nel panorama italiano. Queste lavoratrici si trovano esposte ad una grande incertezza e potranno contare solo su un buon rapporto di reciproca stima con il proprio datore di lavoro.

Quando si scopre di essere incinte è comunque prassi diffusa che si attenda il compimento del terzo mese di gravidanza per comunicarlo al proprio datore di lavoro, a meno che non si svolgano lavori particolarmente rischiosi per esempio per sforzi o turni gravosi, oppure per il contatto con sostanze chimiche particolari. In questi casi specifici è bene essere fin da subito al corrente dei propri diritti e doveri, in base al contratto nazionale che regola il proprio rapporto di lavoro con l’azienda. Per qualsiasi dubbio è consigliabile rivolgersi all’Inps, al patronato oppure al sindacato.
Per lavori sedentari, di tipo impiegatizio, che non presentino difficoltà soprattutto logistiche, non ci sono controindicazioni per poter continuare a lavorare fino al settimo o addirittura all’ottavo mese, sempre che la gravidanza sia fisiologica e non presenti particolari problemi o patologie. In caso infatti di problemi o patologie riscontrate dal proprio ginecologo, la gravidanza sarà considerata “a rischio” e quindi il ginecologo potrà prescrivere di astenersi dal lavoro prima della normale scadenza del periodo di maternità obbligatoria.

Per quanto riguarda la maternità obbligatoria di cinque mesi, in caso di gravidanza fisiologica, la futura mamma potrà scegliere se lavorare fino a due mesi (2+3) oppure fino ad un mese prima della data presunta del parto (1+4), quest’ultima soluzione è assolutamente facoltativa ed ha il vantaggio che permette alla mamma di stare con il bambino quattro mesi, invece dei normali tre mesi previsti. La donna in gravidanza è libera di scegliere anche all’ultimo, in base alle proprie condizioni e comunque molto dipenderà dalla gravosità del lavoro, dalla distanza da casa e dall’eventuale stanchezza, che negli ultimi mesi può essere piuttosto pesante.

A tutte le donne che lavorano si consiglia comunque di pensare sempre per prima cosa alla salute del proprio bambino e quindi di non esagerare con i ritmi di lavoro, di non farsi prendere dallo stress e di fermarsi se non ci si sente di fare certe cose. Per qualsiasi difficoltà bisogna parlare con il proprio medico e successivamente anche con il proprio datore di lavoro, se invece si è lavoratrici autonome, è bene farsi guidare dal buon senso.

Per qualsiasi dubbio le lavoratrici in gravidanza potranno rivolgersi all’Inps o al patronato dove verranno fornite gratuitamente tutte le informazioni riguardanti i loro diritti e doveri in questo importante momento della loro vita.